|
Incontri Seminari Laboratori SUONI E RITMI DELL'AMBIENTE Un'esplorazione teorica e pratica dei paesaggi immateriali CIMES - Università di Bologna, Ottobre 1999 Albert Mayr, Alcune note sull'osservazione dei TEMPI E RITMI DELL'AMBIENTE |
||
| -
Tempi contemplati
Trovo sempre molto riposante stare, anche per breve tempo, in un luogo, p.es. in montagna, dove nel mio campo percettivo - visivo, uditivo, olfattivo e tattile - ci siano soltanto degli elementi naturali, non costruiti o modificati dall'uomo. Spesso devo creare una tale situazione ricorrendo a dei piccoli trucchi; so benissimo, per esempio, che se spostassi la testa di dieci centimetri vedrei delle case, che basterebbe un lieve cambiamento della direzione del vento per far arrivare alle mie orecchie il brusio continuo della strada non lontana. Ma mi accontento. Durante quei lassi di tempo dedicati ad una quieta osservazione dell'ambiente, alla contemplazione di tipo spaziale, che è collegata agli elementi statici del paesaggio - e che tutti conosciamo - , si affianca una contemplazione di tipo temporale di cui voglio parlare brevemente. In una situazione come quella descritta la probabilità di eventi eseguiti o causati dall'uomo è abbastanza bassa ( a meno che non ci si trovi nel pieno della stagione di caccia). Gli avvenimenti intorno a me - spesso pochi e minimi - sono sottratti all'abituale logica causale dell'uomo e seguono uno schema per noi tuttora abbastanza arcano. Non posso dire - se non ricorrendo a lunghe e laboriose ipotesi - perchè ad un certo momento si alzi un pò di vento, perchè questo vento muova certi rami di un albero e non altri, perchè ci sia un passaggio di nuvole davanti al sole che modifica luminosità e colori del paesaggio, perchè una cornacchia decida di farsi improvvisamente sentire. Su ciò che determina i parametri temporali di questi eventi: inizio e fine, durata, ripetizione, sovrapposizioni, posso al massimo fare delle congetture, ma rinuncio volentieri a farle. Preferisco entrare gradualmente in sintonia con l'articolazione temporale degli eventi intorno a me.
- Le forme dei percorsi Nell'insieme delle forme temporali e spazio-temporali intorno a noi trovo particolarmente affascinante il vasto repertorio delle forme dei percorsi che le diverse specie compiono nel loro habitat. Non parlo qui di percorsi lunghi e spettacolari come le migrazioni di rondini o salmoni, ma dei movimenti di animali in ambiti anche alquanto ristretti. Prendiamo un esempio molto comune, che tutti possiamo osservare in un prato durante l'estate. Vediamo una farfalla: il suo procedere abbastanza lento a noi pare barcollante e girovagante, ma è quasi sempre in movimento, a parte qualche breve sosta su un fiore. Nello stesso piccolo spazio possiamo anche notare una libellula, con una forma di spostamento del tutto diversa: alterna delle soste abbastanza lunghe a voli rapidissimi in linea retta da un punto all'altro. Naturalmente questa diversità nel modo di spostarsi ha ragioni biologiche, etologiche e altre (sulle quali non sarei in grado di esprimermi); comunque l'angolazione dalla quale suggerisco di osservare questi percorsi, non è scientifica ma formale, estetica. E credo che qui vi sia un mondo da conoscere ad apprezzare. Cosi come ricaviamo una gratificazione estetica dal guardare, p. es., con attenzione le diverse tonalità di verde in un gruppo di vegetazione, possiamo arrivare ad apprezzare la ricca varietà di forme di percorsi riscontrabili in un pezzo di territorio. - Finestre Nelle mie osservazioni di tempi e ritmi ambientali ho presto avvertito l'esigenza di trovare dei metodi che potessere dare un certo grado di sistematicità a quanto stavo facendo, che permettessero una qualche quantificazione non banale e la scoperta di strutture. Per me come artista la cosa più importante rimane l'impatto diretto esercitato dalle forme delle cose e degli eventi - impatto spesso legato ad un particolare hic et nunc e dunque non facilmente generalizzabile, ma quasi subito dopo si fa avanti una curiosità verso le componenti strutturali di tale impatto. Strutture che, beninteso, possono anche essere prive di significato da un punto di vista scientifico, ma che offrono una chiave di lettura più ricca alla configurazione di cui mi occupo. Inoltre, provenendo dalla musica - disciplina che da millenni è ossessionata, sul piano teorico almeno, dall'urgenza di trovare o inventare una giustificazione 'razionale' a ciò che stava via via accadendo in essa - la ricerca di strutture sottostanti a ciò che colpisce i sensi è diventata un'abitudine. Una tale ricerca richiede in primo luogo che vi sia già un sistema nella selezione e nella raccolta di dati relativi agli stimoli percepiti.
|
Una
procedura di selezione e analisi che voglio illustrare brevemente è
quella basata sulla scelta di un' inquadratura, una 'finestra'
spaziale, la cui grandezza e forma potrà essere scelta liberamente
dall'osservatore ma che rimarrà immutata per tutto il tempo di
osservazione. Questa finestra sarà aperta, o attivata, per una durata
prestabilita, per una sola volta oppure diverse volte, con una
determinata periodicità. Alla finestra spaziale si affianca dunque
una finestra temporale (o più d'una).
Questa procedura si ispira all'approccio metodologico formulato dal geografo svedese Torsten Hägerstrand, fondatore della Time geography, e descritto come "Bounded Region or the Togetherness". Scrive Hägerstrand: "In quanto geografo, abituato a osservare il mondo in termini di paesaggio, tendo a concentrarmi su come dei fenomeni si comportano - indipendentemente da quella che può essere considerata la loro collocazione disciplinare normale - perchè coesistono in prossimità spaziale e temporale. Se si segue questa prospettiva, il primo passo di uno studio non è quello di scegliere un fenomeno particolare e di eseminarlo ovunque esso si manifesti; nè può consistere nell'allestire un esperimento e cercare di stabilire alcune relazioni in una situazione altamente controllata. Il primo passo consiste nel definire una regione delimitata (bounded region) e nell'accettare ciò che vi troviamo (incluso ciò che entra nella regione o ne esce durante l'osservazione) come l'universo dato. (1). L'approccio indicato da Hägerstrand fornisce, secondo me, uno stimolo assai interessante e utile per lo sviluppo di un'estetica spazio-temporale. È chiaro, penso, come la procedura "finestra" funzioni a livello della selezione di dati: si prendono in considerazione quelli che si possono rilevare all'interno delle finestre scelte e non altri. Per quel che riguarda l'estensione massima delle finestre spaziali è ovvio, dato che si tratta di osservazioni dirette, che la loro estensione non dovrà superare quella del campo percettivo. Può essere stimolante alternare finestre grandi, medie e piccole. L'estensione temporale, cioè la durata delle finestre, dipenderà, oltre che da considerazioni pratiche/logistiche, dal tipo di situazioni che vogliamo osservare e documentare: una raccolta di 'quasi-istantanee' (riferite dunque a situazioni di cui si vuole cogliere una determinata configurazione senza seguirne, più di tanto, gli sviluppi) richiederà delle finestre brevi ma numerose, mentre se vogliamo focalizzare l'attenzione sugli sviluppi, lenti, veloci, graduali, a scatti, avremo bisogno di finestre più lunghe, eventualmente meno numerose. Nell'analisi la scelta di esaminare dei fenomeni - nel nostro caso prevalentemente degli eventi - solo in base alla loro vicinanza spaziale e temporale nell'ambito di un dato campo percettivo, e non in base a ciò che 'sono', ci porterà a scoprire delle combinazioni e interazioni tra eventi in riferimento alle nostre modalità percettive; esse dunque non saranno necessariamente significative per una descrizione 'oggettiva' di quella fetta di realtà. Se, p.es., notiamo come la cadenza di passi in crescendo e descrescendo faccia da 'contrappunto ritmico' all'accensione e allo spegnimento di luci nelle finestre vicine, non stabiliamo alcun nesso causale tra i due tipi di eventi, ma ne cogliamo la valenza formale nel particolare hic et nunc. - Filtri Un'altra procedura per la selezione di dati può essere l'uso di 'filtri'. Conosciamo i filtri che agiscono sulle onde luminose, p.es. gli occhiali da sole, e quelli che agiscono, con diverse carattertiche, sulle oscillazioni audio. Nello studio scientifico delle oscillazioni infrasonore i filtri sono degli strumenti matematici che permettono di stabilire - attraverso la soppressione dei dati di 'disturbo' (se accettiamo una certa semplificazione) - se una serie di valori rilevati sono riferibili ad una oscillazione periodica o no. Per il tipo di osservazione ambientale di cui parliamo non necessitiamo di costose apparecchiature o complessi procedimenti matematici, ma soltanto di un minimo di concentrazione. Un 'filtro temporale', infatti, può essere uno strumento solo virtuale: cioè la scelta (razionale) di focalizzare l'attenzione solo su eventi ricorrenti nell'ambito di una certa fascia (o banda) di periodicità. Se, p.es. optiamo per la banda con T nel range di 0,5" - 2" potremo concentrarci su un rubinetto che gocciola 1 volta al secondo, e/o osservare i movimenti dei rami di un albero nell'ambito di quel range. Nel mio lavoro Rythme trouvé - Onde marine 5 (nel quale volevo studiare una ritmicità quantificabile delle onde) ho costruito un 'filtro spazio-temporale' semplicissimo: ho conficcato tre bastoni nel bagnasciuga e rilevato i tempi in cui i bastoni venivano raggiunti dalle onde. 1. Torsten Hägerstrand, "Time-Geography: Focus on the Corporeality of Man, Society, and the Environment" in The Science and Praxis of Complexity, The United Nations University, 1985, p.195. (Tr. e corsivo miei).
|
|